106) Kuhn. Scienza normale e rivoluzioni scientifiche.
In questa lettura Kuhn sottolinea la distinzione fra la scienza
normale e le rivoluzioni scientifiche.
T. S. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche,
traduzione di A. Carugo, Einaudi, Torino, 1978, pagine 151-152
(vedi manuale pagine 332-333).

 Sebbene il mondo non cambi per un mutamento di paradigma, lo
scienziato si trova poi a lavorare in un mondo differente.
Tuttavia sono convinto che dobbiamo imparare a dare un senso ad
affermazioni che sono perlomeno simili a questa. Ci che avviene
durante una rivoluzione scientifica non  completamente riducibile
a una reinterpretazione di dati particolari e stabiliti una volta
per tutte. In primo luogo, i dati non sono stabiliti
inequivocabilmente. Un pendolo non  una pietra che cade, n
l'ossigeno  aria deflogistizzata. Di conseguenza, i dati che lo
scienziato raccoglie da questi oggetti diversi sono essi stessi
differenti, come vedremo fra breve. Cosa ancor pi importante, il
processo in virt del quale l'individuo o la comunit realizzano
il passaggio dalla caduta vincolata al pendolo o dall'aria
deflogistizzata all'ossigeno, non  un processo corrispondente a
un'interpretazione. Come lo potrebbe essere in mancanza di dati
fissi da interpretare? Lo scienziato che abbraccia un nuovo
paradigma assomiglia, pi che a un interprete, a colui che inforca
occhiali con lenti invertenti. Sebbene abbia di fronte a s lo
stesso insieme di oggetti di prima e sia cosciente di ci, egli li
trova nondimeno completamente trasformati in parecchi dettagli.
[...].
Ma questa attivit di interpretazione - abbiamo ripetuto tante
volte nei paragrafi precedenti - pu soltanto articolare un
paradigma, non correggerlo. I paradigmi non si lasciano
minimamente correggere dalla scienza normale. La scienza normale
al contrario, come abbiamo gi visto, porta in definitiva soltanto
al riconoscimento di anomalie e di crisi. E queste vengono risolte
non in virt di una riflessione o di un'interpretazione, ma in
virt di un evento relativamente improvviso e imprevisto,
analogamente a ci che avviene nel riorientamento gestaltico. Gli
scienziati perci parlano spesso di un velo che casca dagli
occhio di un lampo che illumina un rompicapo precedentemente
oscuro, mostrando cos i suoi elementi sotto una luce nuova che
per la prima volta permette di giungere alla soluzione. In altre
occasioni, la illuminazione necessaria avviene nel subconscio.
Nessun senso comune del termine interpretazione corrisponde a
questi lampi d'intuizione attraverso cui nasce un nuovo paradigma.
Sebbene tali intuizioni dipendano dall'esperienza, sia anomala che
congruente, acquisita col vecchio paradigma, esse non presentano
alcun legame logico o materiale con nessun particolare elemento di
quella esperienza, alla quale invece un'interpretazione sarebbe
inevitabilmente legata. Esse invece raccolgono larghe porzioni di
quell'esperienza e le trasformano nel fascio di esperienze
piuttosto diverso che verr poi collegato pezzo per pezzo col
nuovo paradigma, ma non col vecchio.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume terzo, pagine 519-520.
